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Il ritorno dei reucci

C’è grande fermento nella politica di casa nostra, dentro e fuori i Palazzi. Il governo Conte è pervaso dalle tentazioni di mandare giù la torre per gestire l’irripetibile occasione della ricostruzione post Covid. Difficile, infatti, immaginare che in epoche vicine il Paese possa ritrovarsi con il forziere così pieno di soldi come quelli messi in campo dall’Europa. E se l’inquilino di Palazzo Chigi regge ancora sulla sua poltrona, pur tra continue oscillazioni, è solo perché una crisi di governo con scioglimento delle Camere manderebbe la gran parte degli attuali parlamentari ai giardinetti o a ingolfare le liste di collocamento. Ma le fibrillazioni non mancano neanche all’esterno. Emanuele Filiberto ha già esternato il suo desiderio di scendere in campo per “il bene del Paese” (ha detto proprio così), anche se sono in pochi a ricordare che il rampollo di Casa Savoia ha già tentato l’esperienza politica una decina di anni fa, con una candidatura alle Europee che non ebbe grande fortuna. Poi c’è un altro reuccio che proprio in questi giorni si è rifatto vivo manifestando tutta la sua insofferenza. Si tratta di quell’Alessandro Di Battista presentato come astro nascente del Movimento 5 stelle e poi sparito come un missionario in terre lontane. Ecco, anche l’ex pupillo di Beppe Grillo scalpita per riprendersi la scena. Irrompe nel movimento come una meteora scissionista e fustigatrice per la deriva governativa di una forza politica allevata con i vaffa e finita a sfilare tra i picchetti d’onore. Invita implicitamente l’amico Luigi Di Maio a lasciare la Farnesia per tornare ai gradoni del San Paolo: “A me una Coca piccola, grazie”. Insomma è riapparso anche lui, facendo la voce grossa. Sarà colpa del lockdown, che dopo la lunga permanenza sul divano di casa sembra aver prodotto in tutti una super eccitazione, la voglia di prestazione e di riprendersi il mondo. Ma di sicuro ne vedremo di belle da qui alla fine dell’estate: ci eravamo lasciati con Matteo Salvini che faceva le smorfie alle cubiste al Papeete beach di Marina di Ravenna. Ci ritroveremo in agosto con il Diba e il reuccio di Savoia a caccia di voti sotto gli ombrelloni, tra un Mojito e una fetta di cocco. (s.o.)

Saverio Occhiuto

Saverio Occhiuto

Saverio Occhiuto nato a Reggio Calabria nel 1954, abita a Pescara. Giornalista professionista, laureato in psicologia all’università di Padova, ha lavorato dall’80 al ’92 in Calabria e in Veneto, collaborando per numerose testate giornalistiche, agenzie di stampa ed emittenti radiofoniche e televisive. Tra queste, il Giornale di Calabria, la Gazzetta del Sud, il Giornale di Sicilia, Il Resto del Carlino, il Diario di Palermo. Si è occupato, tra l’altro, dei più importanti fatti di cronaca nera e giudiziaria avvenuti in Calabria negli anni ’80. Ha intervistato il capo di Cosa Nostra Luciano Liggio, ha indagato sul caso Moro e sull’omicidio dell’ex presidente delle Ferrovie Lodovico Ligato. Nel gennaio del ’93 è entrato a far parte del gruppo Espresso. E’ stato redattore e vice capo servizio del quotidiano abruzzese il Centro presso la redazione di Pescara, più volte inviato in Italia e all’estero. Autore nel 2015 del libro: Don. La 'ndrangheta mai raccontata, oggi ha un suo blog, Nuvole, edito dal quotidiano on line Abruzzoitalia.it e collabora con Il Messaggero.

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