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La meglio gioventù

In poco più di due settimane il fenomeno delle “Sardine” è già diventato un caso, uno di quegli eventi che tornano una volta ogni 50 anni, come il Sessantotto, per cogliere tutti di sorpresa. Soprattutto la politica, spiazzata da questi ragazzi che dopo il flash mob di Bologna del 14 novembre scorso hanno continuato a riempire le piazza italiane, e ora anche quelle europee, senza bandiere, senza simboli di partito, stringendo tra le mani solo quei pesciolini colorati ritagliati con cura nella propria cameretta. Il segnale che ci stanno dando è inequivocabile: una generazione senza rappresentanza politica, senza riferimenti istituzionali, se non in quella Costituzione che sente ancora “giovane”, si riprende la scena con un movimento non violento, proprio come quei ragazzi che nel ’68 opponevano i fiori ai cannoni (Peace & Love), ma con il sogno di scrivere un finale molto diverso. Il fallimento degli ideali di quella generazione hippy è oggi sotto gli occhi di tutti: il femminismo, l’idea di liberare la donna dalla schiavitù in cui l’aveva relegata sino ad allora la società dei calzoni con le pinces, continua a subire i colpi bassi (spesso mortali) del maschilismo delle caverne. Come l’idea di un mondo in cui tutti potessero trovare pari opportunità di successo, al di là delle condizioni di partenza, mentre per superare qualsiasi concorso pubblico sei ancora costretto a scalare, mani e piedi, una montagna di “raccomandati”. Per non parlare della corruzione dilagante in un Paese che dopo l’Unità d’Italia resta ancora tagliato in due, divorato da una cinica equazione: l’industria al Nord, la mafia al Sud, formula riprodotta automaticamente sulla lavagna da chi si avvicenda al potere.
E che dire di questo nuovo vento xenofobo che dopo 51 anni dalla morte di Martin Luther King, assassinato proprio nel ’68, calpesta quel “sogno” che l’attivista di colore predicava in ogni piazza, in ogni stato della sua America, senza sapere che mezzo secolo dopo il razzismo sarebbe tornato ad alzare la testa anche nelle società occidentali più “evolute”. Per rimediare a tutto questo, noi ex sessantottini con la barba bianca, che conserviamo ancora in soffitta i pantaloni a zampa di elefante e le vecchie cassette VHS di Woodstock, possiamo fare soltanto una cosa: unirci a loro nelle piazze e chiedere umilmente scusa, a bassa voce, lasciando la parola a questi ragazzi a cui volevamo regalare i nostri sogni prima di scoprire che erano solo illusioni volate via tra la cenere dei falò in spiaggia.

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Redazione

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