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La messa di Natale

La messa di Natale
Saverio Occhiuto

Spostare la tradizionale messa di Natale dalle 24 alle 21 per consentire di rispettare il coprifuoco anti-Covid. E’ uno dei temi caldi di questo 2020, l’anno più impertinente di sempre che stiamo per lasciarci alle spalle senza sapere, peraltro, a cosa andremo incontro dopo i botti di Capodanno. A dire il vero non è una questione che mi tocca troppo da vicino. Se la memoria non mi inganna, avevo i calzoni corti quando ho assistito all’ultima messa di Natale. E non ricordo neanche che ora fosse. Sono un credente a modo mio, di quelli che non amano le liturgie a scadenza collettiva, come quelle della domenica. Generalmente entro in una chiesa quando è vuota. Quando puoi ammirare in silenzio le bellezze artistiche e architettoniche di un luogo comunque affascinante, come un museo, al di là dei suoi simboli religiosi. Mi è capitato anche di inginocchiarmi a un banco per pregare. Sempre in silenzio, in solitudine. Perché in un giorno qualunque della settimana, alle 3 del pomeriggio o alle 10 del mattino, può accadere anche questo all’interno di una chiesa. Ed è forse l’esperienza che mi ha più affascinato sino a oggi. Se sei davvero entrato in un luogo di culto per meditare su qualcosa o su qualcuno, o semplicemente per parlare con te stesso, la condizione ambientale che puoi trovare all’interno di una chiesa vuota è la migliore. Senza essere distratto dalla signora Louis Vuitton dalla testa ai piedi che quando passa il sacrestano per la questua fa finta di armeggiare al suo cellulare per sottrarsi all'”offerta”. Ecco, se vogliamo davvero recuperare lo spirito della Natività, forse la cosa migliore da fare quest’anno è di saltare la messa delle 24 o delle 21, che dir si voglia. Andiamo in chiesa quando non ci vede nessuno, avviciniamoci all’immancabile presepe e gettiamo uno sguardo meno distratto sulla grotta di Betlemme. E’ il modo migliore per riscaldare il cuore di quella povera famiglia venuta a raccontarci il valore delle piccole cose. L’assembramento dei pastori, dei contadini, degli animali da cortile, dei re Magi che animano quella scena, riempiranno la nostra notte di Natale anche se in tavola saremo soltanto in sei a festeggiare. (s.o.)

Saverio Occhiuto

Saverio Occhiuto

Saverio Occhiuto nato a Reggio Calabria nel 1954, abita a Pescara. Giornalista professionista, laureato in psicologia all’università di Padova, ha lavorato dall’80 al ’92 in Calabria e in Veneto, collaborando per numerose testate giornalistiche, agenzie di stampa ed emittenti radiofoniche e televisive. Tra queste, il Giornale di Calabria, la Gazzetta del Sud, il Giornale di Sicilia, Il Resto del Carlino, il Diario di Palermo. Si è occupato, tra l’altro, dei più importanti fatti di cronaca nera e giudiziaria avvenuti in Calabria negli anni ’80. Ha intervistato il capo di Cosa Nostra Luciano Liggio, ha indagato sul caso Moro e sull’omicidio dell’ex presidente delle Ferrovie Lodovico Ligato. Nel gennaio del ’93 è entrato a far parte del gruppo Espresso. E’ stato redattore e vice capo servizio del quotidiano abruzzese il Centro presso la redazione di Pescara, più volte inviato in Italia e all’estero. Autore nel 2015 del libro: Don. La 'ndrangheta mai raccontata, oggi ha un suo blog, Nuvole, edito da Makenews.it e collabora con Il Messaggero.

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