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Quel reddito pacchia per i furbetti

Prendevano il reddito di cittadinanza ma arrotondavano con lo spaccio. Notizia riportata dal Messaggero Abruzzo e riferita alla vita spensierata di una giovane coppia di Vasto, in provincia di Chieti, che aveva trovato il modo migliore di sfangare la giornata. Notizia, dirà qualcuno, fino a un certo punto visto che da quando abbiamo “sconfitto la povertà” le cronache sono piene di storie come queste. Ora del Reddito di cittadinanza si è tornati a parlare negli ambienti politici con la proposta, arrivata da quasi tutti i partiti, di modificare uno strumento che continua a mostrarsi pieno di falle. E che – a parte i casi estremi come quello della giovane coppia abruzzese – ha prodotto anche altri guasti sociali. In estate molti ristoratori e operatori turistici non riescono più a trovare lavoratori stagionali per le loro attività: “Preferiscono stare a casa e percepire il reddito di cittadinanza anziché venire qui a servire ai tavoli”. Giusto. Scelta logica che non fa una piega: se lo Stato ti passa uno stipendio fisso per non fare nulla, perché dovresti indossare il camice da cameriere o di aiuto cuoco e trascorrere le tue giornate in una cucina piena di vapori e di comande irricevibili? Arroccati a difesa del reddito di posizione ci sono però i 5 stelle, che dopo avere brindato con le bollicine sul balcone di palazzo Chigi non ci pensano affatto di fare un passo indietro, neanche per modificare la norma in una direzione più dignitosa o, diciamo così, più produttiva per il Paese. Già, sempre loro: quelli che hanno iniziato con i vaffa urlati nelle piazze e che oggi riempiono i buffet diplomatici, organizzando G20 e cortei di auto blu in giro per il pianeta. Perché nella vita si cambia, per chi non avesse ancora capito la metafora. Ma non si diventa mai rossi. (s.o.)

Saverio Occhiuto

Saverio Occhiuto nato a Reggio Calabria nel 1954, abita a Pescara. Giornalista professionista, laureato in psicologia all’università di Padova, ha lavorato dall’80 al ’92 in Calabria e in Veneto, collaborando per numerose testate giornalistiche, agenzie di stampa ed emittenti radiofoniche e televisive. Tra queste, il Giornale di Calabria, la Gazzetta del Sud, il Giornale di Sicilia, Il Resto del Carlino, il Diario di Palermo. Si è occupato, tra l’altro, dei più importanti fatti di cronaca nera e giudiziaria avvenuti in Calabria negli anni ’80. Ha intervistato il capo di Cosa Nostra Luciano Liggio, ha indagato sul caso Moro e sull’omicidio dell’ex presidente delle Ferrovie Lodovico Ligato. Nel gennaio del ’93 è entrato a far parte del gruppo Espresso. E’ stato redattore e vice capo servizio del quotidiano abruzzese il Centro presso la redazione di Pescara, più volte inviato in Italia e all’estero. Autore nel 2015 del libro: Don. La 'ndrangheta mai raccontata, oggi ha un suo blog, Nuvole, edito da Makenews.it e collabora con Il Messaggero.

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