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Quel virus sempre tra noi

Non facciamoci illusioni: quando l’emergenza sanitaria sarà finita e di questo buco nero in cui siamo finiti resteranno solo le fiale vuote del vaccino anti Covid, non saremo né più buoni né più cattivi. Saremo sempre noi. Quelli della caccia al nero e al diverso. Quelli del branco che stupra in 5 o in 6 una ragazzina di 15 anni abbordata di sera al bancone del bar. Quelli che quando tornano a casa riempiono di botte la moglie o la compagna. Così, a prescindere, solo per scaldare i muscoli gonfiati in palestra con i pesi e gli anabolizzanti. Quelli che: W il Duce! Anche se non hanno mai letto una pagina di storia in vita loro e quando si trovano di fronte l’insegna di una edicola o di una libreria chiamano l’esorcista. No, non facciamoci illusioni: dopo saremo quelli di sempre. Quelli che non mancano mai di dare titoli “forti” ai giornali, mentre la solidarietà resterà in silenzio, nell’ombra, come sempre. Perché le storie da libro Cuore oggi danno addirittura fastidio, non creano sussulti all’anima. Hanno il suono sinistro di una nota stonata. E chi se ne frega se il vicino di casa non ha più neanche i soldi per mangiare, quando nel tuo pc c’è tanta roba a cui rivolgere l’attenzione e gli impulsi irrefrenabili del desiderio. Appaio, quindi sono. Mi nascondo in una parrocchia di periferia a contare i buoni della Caritas, a dare conforto agli ultimi: benvenuto tra gli invisibili. Quelli di cui non conosceremo mai i volti tra i cosiddetti influencer, perché non hanno il tempo di trascorrere due ore davanti allo specchio prima di trovare la posa giusta per lo scatto che vale 10.000 follower. Retorica da buonisti fuori tempo? E chi può dirlo. Lo sapremo soltanto domani, quando avremo mandato giù un miliardo di dosi di vaccino e saremo tornati alla nuova vita, con il sangue purificato e i tatuaggi marchiati sui bicipiti. Fiumi di inchiostro a nascondere persino il colore della pelle. Già, ecco un altro inconveniente che bisognerebbe evitare per non creare confusione nel campo di caccia. (s.o.)

Saverio Occhiuto
Saverio Occhiuto

Saverio Occhiuto

Saverio Occhiuto nato a Reggio Calabria nel 1954, abita a Pescara. Giornalista professionista, laureato in psicologia all’università di Padova, ha lavorato dall’80 al ’92 in Calabria e in Veneto, collaborando per numerose testate giornalistiche, agenzie di stampa ed emittenti radiofoniche e televisive. Tra queste, il Giornale di Calabria, la Gazzetta del Sud, il Giornale di Sicilia, Il Resto del Carlino, il Diario di Palermo. Si è occupato, tra l’altro, dei più importanti fatti di cronaca nera e giudiziaria avvenuti in Calabria negli anni ’80. Ha intervistato il capo di Cosa Nostra Luciano Liggio, ha indagato sul caso Moro e sull’omicidio dell’ex presidente delle Ferrovie Lodovico Ligato. Nel gennaio del ’93 è entrato a far parte del gruppo Espresso. E’ stato redattore e vice capo servizio del quotidiano abruzzese il Centro presso la redazione di Pescara, più volte inviato in Italia e all’estero. Autore nel 2015 del libro: Don. La 'ndrangheta mai raccontata, oggi ha un suo blog, Nuvole, edito da Makenews.it e collabora con Il Messaggero.

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