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Referendum, giù la maschera

Il 20 e 21 settembre ci recheremo alle urne per il referendum sul taglio dei parlamentari. E’ l’antica battaglia nazional-popolare del M5s (l’ex partito anti Casta) che viene al pettine. In realtà, come è ormai chiaro a tutti, si tratta di un voto politico che poco ha a che fare con la futura composizione delle due Camere e molto con la tenuta dell’attuale governo giallorosso. Così il sì o il no espresso per rispondere al quesito referendario è in realtà un sì o un no al governo Conte, anche se all’interno degli stessi partiti le posizioni sono piuttosto diversificate. Il Pd si trova, suo malgrado, a sposare la battaglia degli alleati di governo con cui sul terreno delle riforme ha sempre battagliato apertamente prima d’oggi. Anche nel centrodestra ci sono diverse sensibilità sul taglio dei parlamentari, mentre in tutto questo i cittadini sono tra i più confusi nell’orientare il segno della matita nel segreto dell’urna. Le pulsioni anti-Casta, che ancora resistono, suggeriscono un sì netto alla sforbiciata tra i seggi di Montecitorio e Palazzo Madama. Di mezzo ci sono i costi della politica e l’avversione per chi viaggia in auto blu e gode di altri privilegi: come le case acquistate a sua insaputa con vista Colosseo. Ma anche questo tempo sembra scricchiolare di fronte a ben altre minacce che incombono nella nostra quotidianità. Insomma, neanche la Casta fa più notizia dopo essere diventata la caricatura di se stessa. Così come non ridiamo più di fronte a quel Cetto Laqualunque impersonato da Antonio Albanese dopo aver visto, in questi anni, l’improbabile personaggio materializzarsi in mille volti della realpolitik. Ecco perché sarebbe forse il caso di abbassare la maschera che nasconde le vere intenzioni di questo referendum per lasciare sul volto solo la mascherina anti Covid. Di cui conosciamo almeno l’utilità. (s.o.)

Saverio Occhiuto

Saverio Occhiuto

Saverio Occhiuto nato a Reggio Calabria nel 1954, abita a Pescara. Giornalista professionista, laureato in psicologia all’università di Padova, ha lavorato dall’80 al ’92 in Calabria e in Veneto, collaborando per numerose testate giornalistiche, agenzie di stampa ed emittenti radiofoniche e televisive. Tra queste, il Giornale di Calabria, la Gazzetta del Sud, il Giornale di Sicilia, Il Resto del Carlino, il Diario di Palermo. Si è occupato, tra l’altro, dei più importanti fatti di cronaca nera e giudiziaria avvenuti in Calabria negli anni ’80. Ha intervistato il capo di Cosa Nostra Luciano Liggio, ha indagato sul caso Moro e sull’omicidio dell’ex presidente delle Ferrovie Lodovico Ligato. Nel gennaio del ’93 è entrato a far parte del gruppo Espresso. E’ stato redattore e vice capo servizio del quotidiano abruzzese il Centro presso la redazione di Pescara, più volte inviato in Italia e all’estero. Autore nel 2015 del libro: Don. La 'ndrangheta mai raccontata, oggi ha un suo blog, Nuvole, edito da Makenews.it e collabora con Il Messaggero.

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