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Se Draghi fa qualcosa di sinistra.

Mario Draghi ex presidente della Banca centrale europea

Mario Draghi è un ricco signore dell’alta borghesia che è difficile immaginare mentre fischietta l’Internazionale. Ma è anche un profondo conoscitore della società, oltre che delle banche. E non mi stupirei affatto se l’ex presidente della Bce facesse alla fine più cose di sinistra dei premier cresciuti a falce e martello che lo hanno preceduto a Palazzo Chigi. In questi giorni mi è tornato alla mente Massimo D’Alema, che per salvare il suo governo nel 1999 accettò di allargare l’alleanza a Cossiga e Mastella, due personaggi della prima repubblica difficilmente rintracciabili fra gli abbonati de L’Unità. Per Draghi il compito che gli è stato affidato dal Quirinale è ancora più in salita. In queste ore si trova a muovere le pedine in un Parlamento balcanizzato da una crisi senza precedenti, complice la pandemia. Coalizioni in cerca di identità, sia a destra che a sinistra. Personalismi esasperati, partiti e movimenti che per non vedere scappare i propri elettori vivono lo stesso conflitto di chi vorrebbe salvare il matrimonio e tenersi stretta l’amante, con il rischio di perdere entrambi. Dunque non mi stupirei affatto se Draghi iniziasse il suo mandato facendo proprio qualcosa di sinistra. Come la proroga del blocco dei licenziamenti e l’allargamento degli aiuti di Stato a una platea più ampia di categorie e cittadini. Poi sarà costretto a battere un colpo anche dall’altra parte. Magari con il taglio delle aliquote fiscali atteso dagli imprenditori e dalle famiglie. Lo sblocco delle grandi opere è un altro passaggio che potrebbe fare incassare all’ex presidente della Banca centrale europea qualche endorsement anche dalle forze sociali. Uno con le spalle larghe e i nervi d’acciaio Mario Draghi. Uno che sarà difficile mettere nel sacco, come ha fatto Matteo Renzi con il povero Giuseppe Conte. Ma che ora dovrà attraversare questi due anni che portano alla conclusione della legislatura e all’elezione del nuovo capo dello Stato appeso a un trapezio e con sotto il vuoto: senza rete e senza pubblico. Sapremo presto se farà il primo passo con la gamba sinistra o con la destra. E accompagnato da chi, che non è affatto l’ultimo dettaglio. (s.o.)

Saverio Occhiuto

Saverio Occhiuto

Saverio Occhiuto nato a Reggio Calabria nel 1954, abita a Pescara. Giornalista professionista, laureato in psicologia all’università di Padova, ha lavorato dall’80 al ’92 in Calabria e in Veneto, collaborando per numerose testate giornalistiche, agenzie di stampa ed emittenti radiofoniche e televisive. Tra queste, il Giornale di Calabria, la Gazzetta del Sud, il Giornale di Sicilia, Il Resto del Carlino, il Diario di Palermo. Si è occupato, tra l’altro, dei più importanti fatti di cronaca nera e giudiziaria avvenuti in Calabria negli anni ’80. Ha intervistato il capo di Cosa Nostra Luciano Liggio, ha indagato sul caso Moro e sull’omicidio dell’ex presidente delle Ferrovie Lodovico Ligato. Nel gennaio del ’93 è entrato a far parte del gruppo Espresso. E’ stato redattore e vice capo servizio del quotidiano abruzzese il Centro presso la redazione di Pescara, più volte inviato in Italia e all’estero. Autore nel 2015 del libro: Don. La 'ndrangheta mai raccontata, oggi ha un suo blog, Nuvole, edito da Makenews.it e collabora con Il Messaggero.

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