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Se il re è nudo

Maestà, il popolo ha fame. Quando il sovrano veniva informato che sotto le mura del castello si accalcavano i sudditi con i forconi, c’erano solo due vie per evitare il peggio: o lanciare il pane dai merli della fortezza o l’olio bollente. Una scena che un migliaio di anni dopo ci riporta all’oggi, al nostro presidente del Consiglio che all’uscita dal Concilio di Villa Pamphilj – dove proprio come nella Francia del 1300 aveva convocato gli Stati generali – ha scelto una terza via: quella del dire tutto per non dire nulla, presentando un elenco generico di proposte che ha più l’aria di un programma elettorale che di un progetto di ricostruzione. Eppure l’emergenza post Covid richiedeva risposte vere, misure concrete per risollevare un’economia messa in ginocchio da tre mesi di stop. Richiedeva soprattutto coraggio e decisionismo, caratteristiche tipiche dei grandi leader. Giuseppe Conte, così come aveva fatto nel corso dell’emergenza sanitaria, ha invece preferito l'”ascolto” collettivo: dal portiere sotto casa ai massimi vertici europei. Così, alla fine, se qualcuno sbaglia la mossa del cavallo non sono certo stato io. Con il risultato che risposte non ne sono arrivate dall’orto botanico di Villa Pamphilj, se non una lunga enunciazione di principi già ascoltati mille altre volte e che ci riportano all’economia green o alla necessità di superare il gap sulla digitalizzazione, senza aggiungere nulla di nuovo all’elenco dei compiti a casa. Una lunga settimana di “ascolto” per non arrivare a nulla. Come se la politica non avesse ancora preso coscienza del fatto che la rapidità delle decisioni in un momento così critico, paragonabile solo a quello del primo dopoguerra e del 2008, è fondamentale per rimettersi al passo con quelli che continuiamo a considerare i nostri “partner” europei, ma che saranno solo dei concorrenti spietati nei prossimi mesi. (s.o.)

Saverio Occhiuto

Saverio Occhiuto

Saverio Occhiuto nato a Reggio Calabria nel 1954, abita a Pescara. Giornalista professionista, laureato in psicologia all’università di Padova, ha lavorato dall’80 al ’92 in Calabria e in Veneto, collaborando per numerose testate giornalistiche, agenzie di stampa ed emittenti radiofoniche e televisive. Tra queste, il Giornale di Calabria, la Gazzetta del Sud, il Giornale di Sicilia, Il Resto del Carlino, il Diario di Palermo. Si è occupato, tra l’altro, dei più importanti fatti di cronaca nera e giudiziaria avvenuti in Calabria negli anni ’80. Ha intervistato il capo di Cosa Nostra Luciano Liggio, ha indagato sul caso Moro e sull’omicidio dell’ex presidente delle Ferrovie Lodovico Ligato. Nel gennaio del ’93 è entrato a far parte del gruppo Espresso. E’ stato redattore e vice capo servizio del quotidiano abruzzese il Centro presso la redazione di Pescara, più volte inviato in Italia e all’estero. Autore nel 2015 del libro: Don. La 'ndrangheta mai raccontata, oggi ha un suo blog, Nuvole, edito dal quotidiano on line Abruzzoitalia.it e collabora con Il Messaggero.

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