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Se la politica ti dà il 5

Saverio Occhiuto

Dopo il referendum sul taglio dei parlamentari, nell’agenda della politica è entrato, giocoforza, il dibattito sulla nuova legge elettorale. Lo sbarramento al 5% proposto dal Pd di Nicola Zingaretti fa già paura a molti. Ma al di là di cosa dicano oggi i sondaggi sulla salute dei partiti, sono gli scenari futuri a prestarsi a mille variabili, a troppe incognite. Facile immaginare che una soglia così alta per l’accesso alle due Camere (anche in considerazione del taglio dei parlamentari sancito con il referendum) preoccupi i partiti del 3% come quelli di Renzi e Calenda, della Bonino, della sinistra racchiusa nel recinto di Liberi e uguali, per non palare degli altri rimasti ai margini della rappresentanza parlamentare: da Casapound a Rifondazione comunista. Ma a rischiare potrebbe essere anche chi, oggi, si sente al riparo da questo pericolo. Come il Movimento 5 stelle, che alle ultime amministrative è riuscito a raccattare percentuali omeopatiche anche dove, alle politiche del 2018, era stato votato da un elettore su due. Senza contare che l’irruzione a gamba tesa del solito Di Battista nel dibattito interno del movimento ha tutta l’aria di una scissione alle porte. Scissione che potrebbe portare proprio l’ala ortodossa e quella governativa dei 5 star a scontrasi con l’alta soglia di sbarramento della nuova legge elettorale. Così come per i nuovi partiti che verranno. Ultimo in ordine di tempo la Buona Destra di Filippo Rossi e Daniele Toto, nata con il proposito di porre un argine alle forze sovraniste e populiste del Paese (alias la Lega di Matteo Salvini e i seguaci di Rousseau) ma che difficilmente avrebbe la forza di raggiungere un’asticella posta così in alto già al primo salto. Così, di fatto, una legge elettorale proporzionale riporterebbe a quel bipolarismo tanto caro alla seconda repubblica: centrodestra contro centrosinistra, con pochi margini di manovra da una parte e dell’altra. Il modello americano, insomma, dove la politica è però roba da élite. E le elezioni si vincono solo con palate di dollari, non con la forza delle idee. (s.o.)

Saverio Occhiuto

Saverio Occhiuto

Saverio Occhiuto nato a Reggio Calabria nel 1954, abita a Pescara. Giornalista professionista, laureato in psicologia all’università di Padova, ha lavorato dall’80 al ’92 in Calabria e in Veneto, collaborando per numerose testate giornalistiche, agenzie di stampa ed emittenti radiofoniche e televisive. Tra queste, il Giornale di Calabria, la Gazzetta del Sud, il Giornale di Sicilia, Il Resto del Carlino, il Diario di Palermo. Si è occupato, tra l’altro, dei più importanti fatti di cronaca nera e giudiziaria avvenuti in Calabria negli anni ’80. Ha intervistato il capo di Cosa Nostra Luciano Liggio, ha indagato sul caso Moro e sull’omicidio dell’ex presidente delle Ferrovie Lodovico Ligato. Nel gennaio del ’93 è entrato a far parte del gruppo Espresso. E’ stato redattore e vice capo servizio del quotidiano abruzzese il Centro presso la redazione di Pescara, più volte inviato in Italia e all’estero. Autore nel 2015 del libro: Don. La 'ndrangheta mai raccontata, oggi ha un suo blog, Nuvole, edito da Makenews.it e collabora con Il Messaggero.

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