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Sì, vittoria annunciata

Saverio Occhiuto

Ad aggiudicarsi la partita del referendum costituzionale sul taglio dei parlamentari sarà, come ampiamente prevedibile, il fronte del Sì. Una sforbiciata ai seggi delle due Camere che nasce da un sentimento ancora molto diffuso dopo la caduta della prima repubblica: quello dell’anti politica, su cui forze populiste come il M5s (oggi) e la Lega Nord (ieri) hanno costruito il consenso. E’ altrettanto vero che quando l’anti Casta si fa Casta, come è capitato di osservare tra l’esercito di Beppe Grillo dopo le politiche del 2018, non è facile conservare certe rendite di posizione. Ecco perché oggi i 5 star, tra l’altro promotori del referendum, hanno più che mai bisogno di una vittoria del Sì. Si tratta sostanzialmente di riaffermare la posizione ortodossa della prima ora, quella dei vaffa urlati nelle piazze, per far dimenticare che chi aveva promesso di recarsi a Montecitorio in bus, o a piedi, oggi viaggi su auto di Stato con i vetri oscurati, comodamente seduto alle spalle del proprio autista e ben nascosto dagli occhi severi del popolo. Dunque, poco importa se più di 180 costituzionalisti si sono già espressi per il No, spiegando che la riforma che ci apprestiamo a votare sarebbe un danno per il Paese, sia sul fronte del funzionamento delle due Camere che della rappresentanza territoriale. Mentre è già stato chiarito che il risparmio che ne deriverebbe per i costi della politica (l’argomento forte dei sostenitori del Sì) vale il prezzo di un caffè. A dare man forte agli alleati di governo, tra grandi imbarazzi interni, è arrivato anche il Pd di Nicola Zingaretti. Ma qui le motivazioni vere non c’entrano niente con l’anti Casta che anzi, nel recente passato, è stato argomento di scontro tra i democrat e i grillini. L’indicazione di voto verso il Sì, su cui si è espressa la direzione nazionale del Pd dopo un non dibattito, nasconde altri scenari e strategie. Intanto la necessità di mantenere in vita il Parlamento fino alla scadenza naturale del 2023, per evitare che la Lega di Matteo Salvini possa spianare la strada del Quirinale a qualcuno dei suoi. Ma ci sono indiscrezioni che aggiungono a questa un’altra partita: il Sì al referendum potrebbe nascondere un patto non dichiarato con i 5 stelle per il sì al Mes, i famosi 37 miliardi che l’Europa sarebbe pronta concederci per migliorare il nostro sistema sanitario. Da qui il riposizionamento dei leader del centrodestra, in un primo tempo orientati anche loro per il Sì. Mentre oggi, dopo aver compreso la valenza politica di questo referendum per la tenuta del governo, mandano un altro messaggio ai propri elettori: “Fate un po’ come credete…”. (s.o.)

Saverio Occhiuto

Saverio Occhiuto

Saverio Occhiuto nato a Reggio Calabria nel 1954, abita a Pescara. Giornalista professionista, laureato in psicologia all’università di Padova, ha lavorato dall’80 al ’92 in Calabria e in Veneto, collaborando per numerose testate giornalistiche, agenzie di stampa ed emittenti radiofoniche e televisive. Tra queste, il Giornale di Calabria, la Gazzetta del Sud, il Giornale di Sicilia, Il Resto del Carlino, il Diario di Palermo. Si è occupato, tra l’altro, dei più importanti fatti di cronaca nera e giudiziaria avvenuti in Calabria negli anni ’80. Ha intervistato il capo di Cosa Nostra Luciano Liggio, ha indagato sul caso Moro e sull’omicidio dell’ex presidente delle Ferrovie Lodovico Ligato. Nel gennaio del ’93 è entrato a far parte del gruppo Espresso. E’ stato redattore e vice capo servizio del quotidiano abruzzese il Centro presso la redazione di Pescara, più volte inviato in Italia e all’estero. Autore nel 2015 del libro: Don. La 'ndrangheta mai raccontata, oggi ha un suo blog, Nuvole, edito da Makenews.it e collabora con Il Messaggero.

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